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pubblicato il 08/10/2021 09:19, ultima modifica 10/10/2021 01:14

Commercio elettronico

Con il termine commercio elettronico (più noto come e-commerce – contrazione di electronic commerce) si intende comunemente lo svolgimento di attività commerciali e di transazioni  per via elettronica,  compresa la commercializzazione di beni o servizi realizzata tramite Internet.

Il commercio elettronico è soggetto, oltre alle norme civilistiche generali, alle disposizioni Decreto Legislativo 9 aprile 2003, n. 70, che attua la Direttiva 2000/31/CE del Parlamento europeo e del Consiglio dell’8 giugno 2000, la c.d. “Direttiva sul commercio elettronico”.

Si distingue, a seconda del tipo di attività, in:

  • commercio elettronico diretto: quando l’intera transazione commerciale – ordine, pagamento e consegna del bene – avviene unicamente per via telematica, attraverso la fornitura di prodotti virtuali non tangibili (ad es. e-book, software o musica, beni, cioè, digitali o digitalizzabili oppure sevizi di consulenza resi a distanza);
  • commercio elettronico indiretto: quando la conclusione del contratto avviene attraverso strumenti telematici, ma l’esecuzione avviene in maniera tradizionale (es. consegna materiale del bene tramite vettore, spedizioniere).

Solo per il commercio elettronico indiretto sono applicabili le norme in materia di spedizione e consegna.

A secondo dei soggetti coinvolti, il commercio elettronico si distingue in:

  • e-commerce B2B (Business to Business): quando sia il venditore che l’acquirente sono professionisti;
  • e-commerce B2C (Business to Consumer): quando il venditore è un professionista, mentre l’acquirente è un consumatore.

Il commercio elettronico B2C è il più diffuso ed è quello che avviene normalmente quando un consumatore effettua un acquisto online su una piattaforma. Tale forma di e-commerce presenta notevoli peculiarità, in quanto è ad essa applicabile la normativa prevista dal Codice del Consumo. Il diritto sulla tutela dei consumatori prevede numerose norme che sono vincolanti e, quindi, non modificabili contrattualmente.

I contratti telematici sono contratti conclusi mediante tecnologia informatica e, quindi, senza la presenza, nel medesimo luogo, dei soggetti contraenti.

L’art. 1, secondo comma, del D. Lgs. n. 70/2003 elenca alcune attività specifiche escluse dal campo di applicazione del decreto stesso, mentre il successivo art. 11 elenca i contratti a cui il decreto non si applica.

Il D. Lgs. n. 70/2003 disciplina anche le comunicazioni commerciali elettroniche (artt. 8 910).

Per la stipulazione del contratto telematico sono previsti specifici obblighi informativi cui il prestatore deve adempiere: informazioni generali obbligatorie (art. 7) ed informazioni dirette alla conclusione del contratto (art. 12), nonché le informazioni previste nell’accusare, senza ingiustificato ritardo, ricevuta dell’ordine del destinatario del servizio. L’ordine e la ricevuta si considerano pervenuti quando le parti alle quali sono indirizzati hanno la possibilità di accedervi. Queste ultime disposizioni non si applicano ai contratti conclusi esclusivamente mediante scambio di messaggi di posta elettronica o comunicazioni individuali equivalenti. (art. 13).

Contratti conclusi con il consumatore, in particolare contratti a distanza

I contratti conclusi tra professionista e consumatore sono disciplinati, oltre che dalle norme civilistiche generali, dagli artt. 45 e ss. del Codice del Consumo (D. Lgs. 6 settembre 2005, n. 206), modificati dal D. Lgs. 21 febbraio 2014, n. 21, in attuazione della Direttiva 2011/83/UE sui diritti dei consumatori.

L’art. 45 del CdC elenca le definizioni utilizzate negli articoli citati, in particolare definisce contratto a distanza (ad esempio, vendita tramite Internet, vendita telefonica o via fax, televendita, etc.) "qualsiasi contratto tra il professionista e il consumatore nel quadro di un regime organizzato di vendita o di prestazioni di servizi a distanza senza la presenza fisica e simultanea del professionista e del consumatore, mediante l’uso esclusivo di uno o più mezzi di comunicazione a distanza fino alla conclusione del contratto, compresa la conclusione del contratto stesso”.

Alle offerte di servizi della società dell’informazione, effettuate ai consumatori per via elettronica, si applicano, per gli aspetti non disciplinati dal CdC, le disposizioni di cui al D. Lgs. n. 70/2003 (art. 68).

Le disposizioni del CdC si applicano a qualsiasi contratto tra un professionista ed un consumatore, inclusi i contratti per a fornitura di acqua, gas, elettricità o teleriscaldamento, anche da parte di prestatori pubblici, nella misura in cui detti prodotti di base sono forniti su base contrattuale, con esclusione dei contratti elencati nell’art. 47.

Per i contratti conclusi con il consumatore, che viene considerato la parte contraente debole, il codice del consumo prevede una tutela effettiva a favore dei consumatori che consiste nella sanzione della nullità delle c.d. clausole vessatorie eventualmente inserite nel contratto.

Il professionista ha l’obbligo di fornire al consumatore specifiche informazioni precontrattuali prima che quest’ultimo sia vincolato dal contratto negoziato fuori dai locali commerciali, sia nei contratti diversi dai contratti a distanza (art. 48), che nei contratti a distanza (art. 49).

Sono previsti particolari requisiti formali sia per i contratti negoziati fuori dei locali commerciali (art. 50), che per i contratti a distanza (art. 51).

Uno dei più importanti diritti attribuiti al consumatore dal CdC è il diritto di recesso, detto comunemente “diritto al ripensamento”. Per approfondimenti in merito, si invita a consultare la seguente pagina del sito del Ministero dello Sviluppo Economico: https://www.mise.gov.it/index.php/it/214-faq/2040871-diritto-di-recesso-domande-frequenti-faq.

Il professionista ha l’obbligo di provvedere alla consegna del bene senza ritardo ingiustificato e, al più tardi, entro trenta giorni dalla data di conclusione del contratto, salvo che non si sia concordato un diverso termine. Se la consegna non avviene nei termini stabiliti, il consumatore deve invitare il professionista ad adempiere concedendo un termine supplementare, decorso inutilmente il quale, è possibile chiedere la risoluzione del contratto, salvo il diritto al risarcimento dei danni (art. 61).

Nei contratti che prevedono, a carico del professionista, la spedizione del bene, i rischi connessi alla sua perdita o danneggiamento si trasferiscono al consumatore nel momento in cui lo stesso o altra persona da lui designata entra materialmente in possesso del bene. Nel caso la scelta del vettore sia stata effettuata dallo stesso consumatore, il passaggio del rischio si trasferisce già al momento della consegna del bene al vettore (art. 63).

LE GARANZIE POST-VENDITA (dall’art. 128 all’art. 135 del CdC)

RISOLUZIONE DELLE CONTROVERSIE (dall’art. 141 all’art. 141 decies CdC)

AZIONE DI CLASSE (CLASS ACTION) (art. 140 bis del CdC)

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Giovani consumatori nel web: una guida per difendere la propria identità e comprare sicuro.

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